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Zanshin tech: guerrieri digitali contro cyberbulli

Zanshin tech: guerrieri digitali contro cyberbulli

Nata in Italia due anni fa, scopriamo l’arte marziale “digitale” che insegna ai ragazzi e alle ragazze a difendersi dagli attacchi virtuali

Lo Zanshin Tech , è la prima arte marziale digitale mai creata: fonde gli insegnamenti tradizionali delle arti marziali orientali con conoscenze tecnologiche tratte dal mondo della cyber security.

Adatta a tutti, dagli 11 anni in su, questa disciplina allena i ragazzi a riconoscere i meccanismi tipici del cyberbullismo: esistono, infatti, tecniche specifiche sempre uguali che vengono usate per aggredire una persona. Attraverso lo studio di queste dinamiche e le "contromosse" pensate, è possibile fermare un'aggressione sul nascere ed impedire che diventi un problema.

Zanshin è una parola giapponese che indica lo stato di vigilanza controllata e serena che il maestro di arti marziali deve avere prima durante e dopo un aggressione: è uno stato in cui si è coscienti di tutto ciò che ci circonda (pericoli e aggressori inclusi) senza per questo cedere alla paura, all'ira o ad altri sentimenti.

Lo Zanshin Tech è quindi un percorso lungo, svolto in genere un'ora e mezza a settimana in un luogo dotato delle attrezzature necessarie per questa pratica (computer, tavoli, sedie). Al posto delle cinture tipiche del karate, vi sono bracciali che vanno dal bianco al nero, passando per una gamma di colori che riprendono quelli dei fili dei cavi di rete. Tra le tecniche principali, quella del “triangolo”, che permette ai “Guerrieri Digitali” di affrontare il pericolo sempre assieme ad altri due guerrieri.

Attraverso l'analisi di casi reali e la loro dissezione nelle singole tecniche di attacco utilizzate dall'aggressore, gli allievi imparano a riconoscere i meccanismi interni del cyberbullismo, dell'adescamento e di molte altre aggressioni digitali come le truffe online o il cyberstalking, sempre rispettando le Regole del Dojo, la prima delle quali è Non usare ciò che si impara per fare del male.

La pratica dello Zanshin Tech prevede inoltre molti approfondimenti sulle tecnologie sia hardware (computer, cellulari, tablet, ecc) sia software (programmi da utilizzare per tutelarsi, funzionamento dei singoli social network, ecc) in modo da saper usare le tecnologie prima e meglio di chi può farci del male.

Nei livelli successivi al primo lo Zanshin Tech diventa Peer Education: gli allievi imparano ad insegnare ai più giovani e a collaborare coi maestri più grandi, responsabilizzandosi ed imparando da un lato a prendersi cura dei più piccoli, dall'altro ad insegnare ai grandi le tecnologie che potrebbero non conoscere.

Un esempio pratico viene spiegato in un'intervista ai "Sensei" dello scorso anno su D-Repubblica. Spiega Maddalena nell'intervista al periodico: "Se io non vedo niente di male nel rispondere in un certo modo ad una presa in giro postata nel gruppo WhatsApp della classe, magari il punto di vista di un altro Guerriero mi aiuta a rispondere nel modo migliore; oppure, se scopro che hanno postato un video che mi ritrae su Snapchat e il giorno dopo non ho il coraggio di andare a scuola, se ho altri due Guerrieri pronti a sostenermi, sarà più semplice per me affrontare i compagni il giorno dopo. Perché non sono sola”.

Per approfondire: http://zanshintech.it/

L’intervista completa ai “Sensei”del periodico D: http://d.repubblica.it/attualita/2017/02/08/news/come_fare_cyberbullismo_legge_consigli-3387918/

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