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Cyberbullismo - 0 in condotta

Cyberbullismo - 0 in condotta

Ecco il progetto formativo di G-DATA per combattere il fenomeno e destinato ai ragazzi delle scuole

In tre mesi, da febbraio a aprile 2017, sono stati 1500 i ragazzi delle scuole primarie e secondarie inferiori incontrati da G- DATA, società produttrice di software antivirus, nell’ambito del progetto Cyberbullismo – 0 in condotta. I proficui scambi di informazioni e i workshop formativi non servono solo a prevenire in futuro fenomeni di odio online e di bullismo, ma anche a introdurre concetti sull’educazione civica e legale della Rete.

I riscontri emersi sono preoccupanti, dato che una percentuale altissima dei giovani ha aperto un profilo social senza interessarsi della privacy e naviga in maniera non protetta. Quando dispongono di un indirizzo email personale, i genitori non conoscono la password, che spesso è debolissima e quindi vulnerabile: ”Abbiamo riscontrato che circa 90% dei ragazzi fra 9 e 13 anni possiede uno smartphone e utilizza Whatsapp come sistema di messaggistica (cui si aggiunge Snapchat impiegato dal 20% dei ragazzi). Al più tardi dalla quinta elementare tutti dispongono di almeno un dispositivo abilitato alla navigazione (tablet/computer/mobile) e ogni classe (circa il 50% delle quinte, ma il 100% dalle prime medie) ha un gruppo privato su Whatsapp”, ha dichiarato Mauro Ozenda, noto consulente informatico e formatore incaricato da G DATA Italia di gestire l’iniziativa di formazione Cyberbullismo – 0 in condotta.

Il dato sottolineato da G DATA è l’analfabetismo dei ragazzi sulle tematiche della privacy, dato che un’alta percentuale dichiara di aver accettato almeno una volta “la richiesta di amicizia” di sconosciuti e quasi nessuno sapeva della necessità dell’ autorizzazione scritta dei genitori di eventuali altri ragazzi immortalati nelle foto o nei video condivisi sul gruppo della classe di Whatsapp o sul profilo di Facebook o Instagram.

Venendo a gli episodi di cyber bullismo, la maggior parte ha luogo sul gruppo di classe di Whatsapp. Spesso la dinamica vede un singolo elemento messo in mezzo dai compagni, con giudizi o immagini denigratorie, condivise su gruppi “privati” ai quali genitori e insegnanti non hanno accesso diretto.

I confronti sono serviti anche a consigliare ai genitori metodi e soluzioni per monitorare, tutelare ed educare i propri figli a una sana navigazione: è fondamentale installare un software per la protezione della navigazione dei minori, specie su device mobili, che ne consenta il controllo mediante restrizioni su app/giochi, con filtri su chiamate/sms, limitazioni sull’utilizzo dei dispositivi, blocchi su eventuali richieste da parte di contatti non presenti all’interno della rubrica e a siti non adatti ai bambini.

Senza dimenticare che i workshop sono serviti ai genitori dei cyberbulli: a livello giuridico, infatti, gli atti illeciti commessi dal figlio minorenne ma capace di intendere e di volere rientrano proprio nella loro responsabilità civile.

Autore: Predefinito


La sessione scade fra
5:00