La “novità fake news” è un fake?

No, al tempo della postverità c’è del “new”

“Fake news”, l’inglese per “notizie false” e “bufale”, è la locuzione che per la Treccani è “entrata in uso nel primo decennio del XXI secolo per designare un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il Web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente plausibilità, quest’ultima alimentata da un sistema distorto di aspettative dell’opinione pubblica e da un’amplificazione dei pregiudizi che ne sono alla base, ciò che ne agevola la condivisione e la diffusione pur in assenza di una verifica delle fonti”. 

L’ecosistema della disinformazione, spesso associato al disordine informativo del Social Web, si può dividere tra “misinformazione”, che è la condivisione involontaria di informazioni false, e la “disinformazione”, che è la deliberata creazione e condivisione di informazioni note per essere false, e “mala informazione”, che comprende invece notizie vere condivise in maniera illecita per danneggiare qualcuno e qualcosa. 

Molti degli eventi più significativi degli ultimi anni sono stati analizzati anche chiedendosi se ci fosse stata un’influenza delle fake news. Un esempio su tutti: in occasione della pandemia Covid 19, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evocato il pericolo di una infodemia, la diffusione incontrollata di notizie non verificate, fuorvianti e false, e ha cercato di chiarire che occorre fidarsi solo dell’informazione istituzionale. Però non ha potuto evitare alcuni effetti di massa e nemmeno controllare adeguatamente la narrazione (sia istituzionale sia mediatica), a tal punto che il Ministero della Salute italiano ha dovuto smentire, sulla propria pagina istituzionale, che il virus si sconfigga facendo gargarismi con la candeggina. 
 

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#Tags: pillole teoriche

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