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Ciclo di Seminari Formativi per i Professionisti dell’Infanzia 2017/2018

Per i professionisti dell'Infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi ed educatori abilitati) docenti, centri antiviolenza e operatori del terzo settore. Tutti i seminari sono gratuiti.

I giovani,  si ritrovano oggi ad affrontare dinamiche complesse legate ad  un uso sempre più precoce e intenso delle tecnologie digitali, specifiche dei nuovi ambienti online.

Le competenze di cui studentesse e studenti necessitano e che devono sviluppare per un confronto costruttivo, critico e consapevole con le nuove tecnologie sono dunque complesse e articolate e sono indispensabili per valutare in anticipo le possibili conseguenze di tutte le azioni online, .

Agire online è infatti un agire libero solo se si è messi/e nelle condizioni di “conoscere le regole del gioco” , se si è in grado cioè di fare scelte il più informate e consapevoli possibili, riconoscendo le implicazioni delle stesse e anche eventuali zone grigie che non sempre è possibile controllare.

I seminari sono realizzati da Save The Children Italia Onlus.

 

Lo scopo dei seminari

Il progetto Generazioni Connesse  ha programmato un ciclo di seminari formativi e di sensibilizzazione dedicati ai professionisti dell’infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi, educatori, docenti e dirigenti scolastici) con lo scopo di:

  • Favorire una riflessione critica sul ruolo dei nuovi media nella vita di bambini e ragazzi/e conducendo i partecipanti - attraverso un percorso transdisciplinare che si articolerà in sette incontri - ad una ricognizione degli attuali elementi che compongono il complesso mondo dei nuovi media sia dal punto di vista tecnico che culturale.
  • Approfondire il complesso rapporto tra ambienti digitali, libertà personale/responsabilità/protezione di bambini/e e ragazzi/e combinando l'approccio preventivo a quello riparatorio, così da affrontare il fenomeno nella molteplicità dei suoi aspetti e offrendo competenze utili ad operare in modo adeguato nella rilevazione precoce del rischio e di supporto nella fase di intervento.
  • Migliorare la relazione educativa professionista–ragazzo/a nella misura in cui l’educazione al mezzo è una chiave d’accesso per l’adulto alla vita, emotiva e relazionale, dei più giovani.

SEMINARIO I

Roma, 14 Novembre 2017 - MIUR - Viale Trastevere 76A - "Sala della Comunicazione"

Tema trattato: "Il ruolo degli ambienti mediali nei processi di costruzione identitaria."

 

Background

La costruzione del sé avviene anche negli ambienti mediali, attraverso pratiche di auto-narrazione pubblica e di relazione con l’altro in cui la propria identità viene messa in scena e rinegoziata di continuo. La rete non è una realtà parallela, ma uno spazio radicalmente interconnesso con gli altri spazi della nostra vita che sappiamo rispondere per i più giovani a diversi bisogni: senso di appartenenza, di riconoscimento, bisogno di sperimentarsi, di sentirsi apprezzati, seguiti, anche da chi non si conosce. Quali però possono essere le possibili risonanze sull’ identità personale del vivere e ricercare relazioni on-line? Dove vanno a finire la corporeità, il tempo e lo spazio? Quale la relazione tra identità personale e identità digitale online?

Il seminario si propone di approfondire il complesso rapporto tra ambienti digitali, libertà personale/responsabilità/protezione di bambini/e e ragazzi/e combinando l'approccio preventivo a quello riparatorio, così da affrontare il fenomeno nella molteplicità dei suoi aspetti e offrendo le competenze utili ad operare in modo adeguato nella rilevazione precoce del rischio e per fornire un supporto nella fase di intervento.

 

Obiettivi formativi

  • Analizzare attraverso una prospettiva multidisciplinare le dinamiche e gli effetti dei processi di costruzione identitaria che avvengono negli ambienti mediali
  • Analizzare l’interazione umano-macchina da un punto di vista orientato ai diritti dei minori.

 

Target

  • Professionisti dell’infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi ed educatori abilitati).
  • Il seminario è aperto anche a docenti e genitori.

 

Relatori

  • Teresa Numerico – Prof. Associato in Logica e Filosofia della Scienza. Insegna storia e teoria dell'informatica e comunicazione di rete. Si occupa di storia e filosofia dell'informatica e dell'intelligenza artificiale, di digital humanities, di etica e politica della tecnologia della comunicazione. (Scarica la presentazione)
  • Matteo Lancini – Psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica. Docente presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e presso la Scuola di formazione in Psicoterapia dell’adolescente e del giovane adulto Arpad-Minotauro. Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano e dell'AGIPPsA. (Scarica la presentazione)

 

 

 

SEMINARIO II

Firenze, 6 Febbraio 2018 - Istituto degli Innocenti, Piazza SS. Annunziata, 12 - “Salone Brunelleschi”

"La sessualità e l’affettività dei giovani in relazione e attraverso l’uso dei nuovi media. Fattori di rischio e di opportunità."

 

Come i più giovani sviluppano la propria affettività e sessualità in relazione e attraverso l’uso dei nuovi media? Quali le opportunità e rischi online a cui i più giovani potrebbero essere esposti ricercando e acquisendo informazioni online relative a quella fase della vita in cui il corpo si modifica e nuovi processi identitari, affettivi, relazionali e di rappresentazione vengono messi in gioco? Come la frequentazione della rete influisce sulla costruzione dell’identità di genere? Quanto l’essere esposti/e attraverso la rete a nuove fonti di informazioni relative in particolare alla sessualità - soventi distorte, non realistiche, riproducenti stereotipi -aumenta l’inadeguatezza e conseguentemente il bisogno di conformarsi? In altre parole come i diversi modelli forniti dal web e dai nuovi media vanno ad incidere sulla negoziazione del sé?

 

Il seminario si propone di affrontare il fenomeno nella molteplicità dei suoi aspetti, attraverso un approccio olistico basato sul concetto di affettività e sessualità come aree del potenziale umano. Questo sguardo vuole supportare l’empowerment di bambini/e e ragazze/i e promuovere le competenze utili a sviluppare autonomamente le proprie relazioni e la propria sessualità nelle varie fasi dello sviluppo oltre che a difendersi da eventuali possibili rischi.

 

Obiettivi formativi

  • Approfondire in che modo gli adolescenti utilizzano le risorse che il web mette loro a disposizione per avere accesso a informazioni e pratiche connesse alla sessualità e all'affettività.
  • Analizzare i fattori di rischio (sessualizzazione precoce; pornografia online; sexting; adescamento online; abuso online) e di opportunità.

 

Relatori

 

Target

  • Professionisti dell’infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi ed educatori abilitati). Il seminario è aperto anche a docenti e genitori.

 

Nota Bene: La partecipazione al seminario è gratuita e prevede per gli/le assistenti sociali il riconoscimento da parte del Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali di 2 Crediti Formativi Professionali (CFP).  I POSTI SONO LIMITATI. Le prenotazioni verranno accettate solo fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

 

 

SEMINARIO III

Milano, 13 Marzo 2018 h.15.00-17.00 - Auditorium Giorgio Gaber, Piazza Duca d'Aosta, 3

"Violenza e aggressività online nelle relazioni tra pari: dal cyberbullismo all’uso della violenza online nelle relazioni intime tra adolescenti."

 

 

I nativi digitali sono attori di un mondo complesso in cui online e offline rappresentano un naturale continuum. Le esperienze vissute online, ivi comprese le esperienze di violenza, hanno spesso effetti e ricadute reali sulla vita di bambini/e e ragazzi/e con conseguenze sia sul piano emotivo che fisico spesso con la diretta conseguenza che anche la percezione che le bambine/i, ragazze/i hanno della rete cambia.

Nel caso del cyberbullismo, la forma di prevaricazione - messa in atto da una persona o da un gruppo contro una vittima-  avviene attraverso le tecnologie digitali ovvero attraverso l’invio di messaggi verbali, foto o video tramite smartphones, pc, tablet (su social network, siti web, blog, etc), che rendono praticamente impossibile sottrarsi alle vessazioni: la vittima può essere colpita 24 ore su 24, ovunque si trovi e in un periodo prolungato nel tempo. 

 

Se questa è una forma di violenza e di abuso riconosciuta e per cui sono state poste in essere politiche e strumenti, lo stesso non si può dire per gli abusi e le violenze interpersonali nelle relazioni intime tra pari, spesso erroneamente associate al bullismo o al cyberbullismo A livello europeo gli studi e gli interventi legislativi volti a garantire il benessere e la tutela dei minori riconoscono solo in parte il pericolo per la salute dei più giovani costituito da forme di violenza e abuso nelle relazioni intime adolescenziali. Il dibattito, per quanto riguarda le/gli adolescenti, vittime essi/e stessi/e di abusi e violenze da parte dei loro partner, si focalizza principalmente sugli abusi offline: sono pochi gli studi dedicati all'incidenza e all’impatto delle nuove tecnologie sulle violenze vissute dagli/dalle adolescenti nelle relazioni tra pari.

 

OBIETTIVI FORMATIVI

  • Approfondire le forme e le caratteristiche del cyberbullismo e analizzarne l'incidenza, gli effetti, i fattori di rischio e di prevedibilità connessi.
  • Approfondire le forme e le caratteristiche della violenza nelle relazioni intime adolescenziali e del ruolo delle nuove tecnologie e dei social media nella perpetrazione di queste ultime. Analizzare l'incidenza, gli effetti, i fattori di rischio e di prevedibilità.
  • Sensibilizzare, prevenire e offrire gli strumenti per operare in modo adeguato nella rilevazione precoce dei rischi e per fornire un supporto adeguato ai professionisti nella fase di intervento.

 

RELATORI

  • Giovanna Mascheroni - Ricercatrice in Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi presso l’ Università Cattolica del Sacro Cuore.
  • Gianna Cappello- Professore Associato in Sociologia della comunicazione, Sociologia dell'educazione e Sociologia dei processi culturali presso l'Università di Palermo.

TARGET

  • Professionisti dell’infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi ed educatori abilitati). Il seminario è aperto anche a docenti e genitori.

 

Nota Bene: La partecipazione al seminario è gratuita e prevede per gli/le assistenti sociali il riconoscimento da parte del Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali di 2 Crediti Formativi Professionali (CFP).  I POSTI SONO LIMITATI. Le prenotazioni verranno accettate solo fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

 

 

SEMINARIO IV

Roma, 24 Maggio 2018 -  h.16.00-18.00 - Aula Magna - Facoltà di Psicologia, Università Sapienza di Roma

"Derive della violenza: dall’estremismo violento alla radicalizzazione online. Costruire contro narrative negli ambienti digitali."

 

Una sostanziale condizione di incorporeità è quello che contraddistingue le forme di esistenza online di tutti noi – bambini e ragazzi inclusi: su internet ci si può vedere, parlare ma non toccare. Il corpo concretamente inteso non è presente, non può essere veicolato e questo può compromettere la comunicazione non verbale che non è un’alternativa alla comunicazione verbale ma l’essenza stessa della comunicazione (cfr Tonioni, 2016). L’assenza della presenza fisica e un supposto anonimato possono favorire lo scambio relazionale, affettivo, sessuale ma possono in taluni casi anche portare ad amplificare aggressività e violenza tra pari, a polarizzazioni politiche, sociali (in termini ad es. di hate speech, estremismo violento e radicalizzazione) che riducono e semplificano la complessità della realtà lasciando spazio a visioni manichee del mondo.
Le sfaccettature assunte dall’odio digitale possono arrivare fino a manifestazioni apparentemente lontane, come i fenomeni di radicalizzazione violenta, e dunque l’intersezione tra odio online, estremismo violento, radicalizzazione e tecnologia in relazione ai più giovani è un nodo da analizzare con grande attenzione. Internet e i social media sono infatti il luogo in cui varie forme d’odio e la violenza come affermazione di sé, possono svilupparsi ma rappresentano anche uno dei campi principali di competizione tra storie e racconti differenti su cui si formano idee e identità. (cfr UNESCO 2017; UNESCO 2016; RAN 2015 e 2016, OCSE 2015).

La lotta all’odio digitale e all’ estremismo violento può risiedere infatti anche nel terreno delle parole, delle storie, delle narrazioni che gli girano intorno. E internet può rappresentare una piattaforma efficace ai fini della diffusione di discorsi di opposizione alla violenza attraverso lo sviluppo di pensiero critico e di contro-narrative che contrastino i discorsi d’odio non solo quando sono espliciti, ma soprattutto alle radici, cioè a livello di atteggiamenti, che, se incontestati, si alimentano all’interno della società, rafforzano gli stereotipi e possono condurre, in alcuni casi, alla violenza fisica.

 

OBIETTIVI FORMATIVI

  • Offrire una riflessione sui principali caratteri innovativi e aspetti critici associati al discorso dell’odio online all’interno di una prospettiva “child - oriented”.
  • Comprendere più da vicino i modelli di pensiero nell’estremismo militante, come cioè nasce un estremista violento, perché alcuni giovani perdono il senso della realtà al punto di aderire a un movimento fanatico (di qualsiasi tipo non solo religioso e/o politico); quanto e in che misura in questo processo incidono gli ambienti digitali.
  • Sensibilizzare, prevenire e offrire gli strumenti per operare in modo adeguato nella rilevazione precoce dei rischi e per fornire un supporto adeguato ai professionisti nella fase di intervento.


RELATORI

  • Stefano Pasta - Assegnista di Ricerca presso il Centro di Ricerca sull'Educazione ai Media all'Informazione e alla Tecnologia, Università Cattolica di Milano.
  • Sara Monaci –  Professore Associato presso il Dipartimento Interateneo di Scienza, progetto e politiche del Territorio (DIST) del Politecnico di Torino

TARGET

  • Professionisti dell’infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi ed educatori abilitati). Il seminario è aperto anche a docenti e genitori.

 

 

 

 

SEMINARIO V

Napoli, 25 settembre 2018 ore 15.00 -17.00  - Università Federico II, Facoltà di Ingegneria - Aula Magna Massimilla - Piazzale Vincenzo Tecchio, 80

Dall’ Internet of Things&Toys all'importanza del coding nell'ambito dei Big Data: sfide e opportunità al tempo degli smart toys.

 

Sempre più giochi e giocattoli interconnessi sono stati immessi sul mercato negli ultimi anni: bambole, consolle, orologi intelligenti, interagiscono sempre più con i propri utenti. Secondo il Rapporto della Commissione Europea "Kaleidoscope on the Internet of Toys. Safety, security, privacy and societal insights" è necessario monitorare e controllare il settore dell’Internet of Things&Toys perché la capacità dei giochi e giocattoli di registrare, archiviare e condividere informazioni sui giovani utenti solleva preoccupazioni per i loro diritti in termini di privacy e sicurezza personale. L’Internet of Things&Toys è una rete formata da miliardi di misuratori e sensori in costante ascolto e raccolta di tutto quello che avviene nell’ambiente esterno circostante (il telefonino o l’orologio possono interagire tra di loro o con lo la smart tv ad esempio) e nei prossimi anni diventerà probabilmente la principale fonte di dati sull’intero pianeta. Ciascuno di questi dati, preso singolarmente, potrebbe non avere valore in sé ma la capacità analitica dalle applicazioni dei Big Data consente di creare potenzialmente profili accurati e predittivi delle scelte future degli individui, la cui esistenza, contenuto e scopo rimangono per lo più sconosciuti agli interessati stessi. Insieme ad applicazioni di monitoraggio di diversi tipi, l’Internet of Things&Toys potrebbe concorrere inoltre a normalizzare la sorveglianza come pratica sociale e culturale, sia nel contesto del rapporto genitore-figlio, sia nel rapporto di bambini/e, ragazzi/e con attori istituzionali e commerciali. Bambini/e, ragazzi/e sono sempre più monitorati (da genitori, educatori e aziende commerciali) o incoraggiati a monitorare le proprie attività (di salute, di performance scolastiche e /o di gioco).

Ad esempio gli smartphone, con le loro decine di sensori che si attivano anche senza chiedere il permesso all'utente, sono in ottima posizione per incrociare i dati con testi, immagini, video, preferenze, dati di navigazione dell'utente. Un aspetto cruciale è allora costituito – al di là del dispositivo fisico - dal software che lo anima. E' il software che decide quali dati prendere, come filtrarli e categorizzarli, a chi inviarli. Tutti noi, ma soprattutto i più giovani, accettiamo senza discutere le condizioni d'uso delle app che ci piacciono, senza domandarci cosa ne è dei nostri dati. Ma i software (gli "algoritmi malevoli" che profilano gli utenti) non sono enti astratti quanto piuttosto artefatti concreti realizzati dai programmatori. E allora può essere interessante andare a vedere da vicino come sono fatti. Se però leggere un codice sorgente è di solito qualcosa di complesso, esistono oggi ambienti di sviluppo visuali, come AppInventor o Swift Playground, che sono abbastanza semplici da essere capiti da tutti e possono essere utilizzati per capire meglio come, praticamente, una app possa raccogliere dati e inviarli al server dell'azienda che lo produce.

Quest’ultima è una della chiavi che danno senso al "coding" anche a scuola: non tanto la preparazione anticipata dei nuovi informatici ma la comprensione critica di come funzionano le cose che abbiamo tra le mani.

Con le parole di Douglas Rushkoff: programma, o sarai programmato.

 

Obiettivi Formativi

  • Sensibilizzare e offrire strumenti conoscitivi rispetto al mondo dell’Internet of Thinghs&Toys.
  • Sensibilizzare operatori, genitori e docenti sulle pratiche di raccolta dei dati personali presenti in molte app per smartphone.
  • Offrire strumenti conoscitivi relativi al funzionamento dei software e proporre una chiave critica di approccio al "coding".

 

Speakers

Giovanna Mascheroni - Università Cattolica del Sacro Cuore; Co-autrice del rapporto “Kaleidoscope on the Internet of Toys. Safety, security, privacy and societal insights"

Stefano Penge – Codexpo.org; autore di software ed esperto di tecnologie educative

 

Target

Professionisti dell’infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi ed educatori). Il seminario è aperto anche a docenti, genitori, operatori del terzo settore e tutti i membri di organizzazioni e realtà che operano con i minori.

 

 

 

SEMINARIO VI

Torino, 13 Novembre 2018 ore 16.00 - 18.00 - Campus Luigi Einaudi, Università degli Studi di Torino - Lungo Dora Siena, 100A

"Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra bambini/e e adolescenti."

I ragazzi spendono una grande quantità di tempo online. Anche le attività più semplici possono ora essere compiute tramite Internet: acquistare un biglietto dell’autobus, comunicare con amici e familiari, condividere contenuti personali tramite social media o applicazioni di messaggistica, etc. Nonostante il grande utilizzo del cyberspazio nei diversi momenti della loro vita, c'è però ancora una non piena comprensione di come venga concesso il consenso alle differenti interazioni online [cfr IPSOS, (2017) Il consenso in ambiente digitale: percezione e consapevolezza tra gli adulti; Survey per Save the Children Italia].

La capacità di dare un consenso significativo o informato ai diversi tipi di attività online è di fondamentale importanza per quanto riguarda il funzionamento stesso di internet e implica un certo livello di comprensione della natura della proposizione da parte dell'individuo il cui consenso è stato richiesto. Intendiamo qui per consenso la combinazione di una scelta autentica/libera più la comprensione delle implicazioni di quella scelta. E’ necessario dunque che, chi si trovi nella condizione di scegliere se dare o meno il proprio consenso, abbia a disposizione tutte le informazioni basilari in una forma comprensibile. Questo permette di legare il concetto di consenso a quello di agency e a quello di sorpresa: se esiste un consenso reale, io posso trovarmi in una situazione peggiore di quella di partenza ad esempio, ma non posso essere sorpreso/a di questo.

Mentre è spesso discutibile se gli adulti comprendano correttamente la base su cui stanno interagendo con i vari servizi online, il diritto internazionale dichiara che, all'età di 18 anni, in assenza di qualsiasi specifica limitazione (intellettuale o di altro tipo) una persona è pienamente competente e consapevole online come offline nel poter decidere per sé. Tuttavia, per quanto riguarda i minori la posizione legale è diversa e l’età per fornire il consenso, può variare tra differenti paesi.

 

Il nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali entrato in vigore nel Maggio del 2018, stabilisce ad esempio un intervallo di quattro anni, da 13 a 16 anni, in cui gli Stati possono decidere a quale età una persona è considerata pienamente consapevole a fornire il consenso online e offline quando si tratta dei suoi dati (nel nostro paese l’età del consenso del minore è stabilita ora a 14 anni).

Tuttavia, non è stato fatto alcun tentativo sistematico o scientifico di valutare il livello di comprensione della privacy e del consenso di bambini/e e ragazzi/e nello spazio digitale e rispetto all’ampio spettro di social media e di altri servizi che milioni di utenti utilizzano ogni giorno. La letteratura mostra ad esempio come pratiche aggressive di marketing online possano trarre vantaggio dalla inesperienza di bambini/e e ragazzi/e o dalla mancanza di comprensione rispetto alla richiesta esplicita e implicita di dati personali richiesti per accedere/utilizzare qualsiasi servizio, gioco online, etc. Mostra anche come i confini tra pratiche sessuali consensuali e forzate possono divenire sfocati quando le informazioni personali e le immagini intime passano online in una forma virale con enormi effetti negativi sulla vita di un bambino o di una bambina (la maggioranza dei casi di bullismo ora sempre più associato al fenomeno del sex-extortion ha a che fare con un consenso precedentemente dato)[Carr J., (2017) The position of children and their rights under the GDPR; LSE, (2018), Parenting for a Digital Future: Survey Report 1].

In sostanza quanto le scelte sono libere e sono informate? Quanto pensiero critico viene esercitato anche semplicemente nell’ammettere che non ci sono quasi mai le basi per fare delle scelte online?

 

Obiettivi formativi

  • Arrivare a una comprensione più chiara e condivisa di cosa il consenso sia per i più giovani e in particolare rispetto agli ambienti digitali.
  • Aumentare la consapevolezza rispetto alla protezione dei dati personali dei più giovani online attraverso analisi, informazioni e strumenti di autodifesa digitale utili a riconoscere l'importanza essenziale che riveste per loro stessi l'educazione alla protezione dei propri dati online.

 

Speakers

  • Claudio Agosti - Vicepresidente dell’Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights
  • Simone Calzolaio – Ricercatore di Diritto Costituzionale presso il Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali, Università di Macerata

 

Target

Professionisti dell’infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi ed educatori). Il seminario è aperto anche a docenti, genitori, operatori del terzo settore e tutti i membri di organizzazioni e realtà che operano con i minori.

 

 

 

 

SEMINARIO VII

Milano, 18 Dicembre 2018 (TBC)

"Intelligenza Artificiale: sfide etiche e sociali da una prospettiva orientata ai diritti dei più giovani"

L’Intelligenza Artificiale (IA) sta permeando e influenzando le nostre vite. Dai telefonini dotati di sistemi di riconoscimento facciale, alle automobili semi-automatiche, ai dispositivi che rispondono ai comandi vocali, fino ai cd “smart toys” (peluche, bambole, robot) in grado di interagire con le persone e con l’ambiente circostante, registrare suoni, scattare foto, registrare video e collegarsi con Internet), siamo sempre più circondati da dispositivi con aumentate capacità di calcolo e dotati di sensori che interagiscono in materia sofisticata con il mondo che li circonda.

Ma che cos’è l’Intelligenza Artificiale? Secondo gli esperti la definizione di IA riguarda l’insieme di studi e tecniche che tendono alla realizzazione di macchine, in grado di risolvere problemi e di riprodurre attività proprie dell’intelligenza umana. Per Stuart J. Russel e Peter Norvig, l’Intelligenza Artificiale è “lo studio e la progettazione di sistemi intelligenti, dove per sistema intelligente intendiamo un sistema che percepisce l’ambiente e agisce per massimizzare le proprie possibilità di successo” di intenti e missioni. (Russel; Norvig, 2009)

Nel nostro specifico, all’interno di questo seminario, siamo interessati/e ad approfondire quel settore dell’IA che si chiama Machine Learning e che riguarda l’IA applicata ai sistemi di apprendimento delle macchine autonome e dei robot.

L’aspetto dell’apprendimento nelle macchine ci pone infatti numerosi problemi etici, legali e sociali. Quali sono i limiti a cui queste nuove macchine intelligenti potranno arrivare? Quanta “liberta di decisione” lasceremo loro? È giusto spingersi sempre oltre senza curarsi delle conseguenze etiche dell’innovazione?

Vi sono poi altri aspetti etici nell’impiego dell’IA che dovremmo considerare. Per esempio, la realizzazione di profili di uomini e donne. Oltre alle evidenti questioni di privacy tutto questo solleva infatti da tempo anche rilevanti nodi etici, politici e sociali, come ad esempio quelli legati alla diffusione della discriminazione sociale. Assumere un/una lavoratore/lavoratrice, valutarne le capacità, determinarne l’affidabilità, saranno decisioni legate sempre più a macchine e modelli matematici che restituiranno punteggi e predizioni, tradotti in giudizi capaci di cambiare la vita delle persone.

Qualsiasi cosa faccia una macchina lo fa infatti seguendo dei precisi algoritmi di calcolo che devono essere pre-programmati da programmatori umani nel tentativo di “nutrire” i sistemi di intelligenza artificiali. Studi recenti hanno però dimostrato che anche gli algoritmi possono essere affetti da bias di diversa natura (di genere, etnici, di classe), proprio perché progettati e alimentati da esseri umani e dunque sottoposti al rischio di attuare comportamenti discriminatori e produrre decisioni più o meno vantaggiose per alcune categorie di popolazione (ad esempio se nei miei dati sarà presente una forma di discriminazione di genere, l’algoritmo che utilizzerò per filtrare i cv dei candidati a un posto di lavoro esibirà quel pregiudizio nel suo comportamento e una giovane che resta disoccupata per una cattiva decisione di un algoritmo farà ancora più fatica a trovare lavoro)[1].

Questa dimensione autonoma della macchina rappresenta la relativa novità della questione tecnologica e fa sorgere numerosi problemi etici: cosa possiamo affidare alla macchina? Come fidarsi di sistemi spesso opachi che non permettono di avere spiegazioni su come i dati vengono elaborati, vere e proprie black box che non permettono di capire e non offrono spiegazioni dotate di senso? Cosa accade se la macchina fa una scelta sbagliata?

Il tema etico si condensa quindi proprio su questa non prevedibilità a priori delle scelte della macchina e su come e in che misura saremo disposti a tollerare gli eventuali errori e previsioni della macchina. Ma come si fa ad inserire in un sistema di IA valori e principi etici? E ancora come valutare dunque questi modelli e le previsioni che da questi stessi derivano? Possiamo accettare queste previsioni acriticamente in un processo decisionale? E a chi si attribuirà l’eventuale responsabilità giuridica di decisioni prese sulla base di algoritmi che processano dati viziati?

Affinché i/le giovani siano pronti a queste sfide, occorre che inizino a operare su e con macchine autonome, i robot, fin da piccoli. Se organizzati con attenzione e ispirati all’uso responsabile di queste nuove tecnologie didattiche, i corsi di robotica educativa possono diventare un importante sostegno all’apprendimento delle materie dette, in inglese, STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e possono promuovere negli studenti e studentesse diverse competenze, tra cui il pensiero logico, il lavoro di gruppo, la capacità di trovare soluzione originali a problemi, e così via. Inoltre, la robotica educativa può essere un notevole aiuto per la didattica dell’inclusione.

 

Obiettivi formativi

  • Arrivare a una comprensione più chiara e condivisa di cosa sia l’IA, di quali siano i rischi (in termini di equità, trasparenza, non discriminazione e più in generale rispetto ai diritti umani fondamentali) e le opportunità, in particolare per i più giovani.
  • Introduzione alla robotica ed esperienze di robotica educativa per la creazione di nuovi ambienti per l'apprendimento. Durante la conferenza i/le partecipanti potranno “toccare con mano” alcuni principi come il machine learning, le reti neurali e altri sistemi alla base dell'IA.

 

Target

Professionisti dell’infanzia (assistenti sociali, pediatri, psicologi ed educatori). Il seminario è aperto anche a bambini e ragazzi, docenti, genitori, operatori del terzo settore e tutti i membri di organizzazioni e realtà che operano con i minori.

 

Speaker

  • Daria Porretti – MIPU
  • Emanuele Micheli - Scuola di Robotica, Genova
 

[1] Già l’articolo 8 della Dichiarazione dei Diritti di Internet approvata nel 2015 da una commissione di studio della Camera, guidata dal professore e giurista Stefano Rodotà, stabiliva che nessuna decisione importante sulla vita di una persona può essere presa in modo automatico.

 

 

 

 

 
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